

...sarebbe piu' logico che andasse girando nudo...no? e niente...questo....

(Si Prega di leggere prima la premessa, nel post precedente)
Situazione
“Le Sneakers vanno portate sporche e rovinate”. Non vi descrivero’ la mia reazione, anche se chi mi conosce puo’ immaginarsela piu’ che facilmente, ma mi limitero’ a descrivere gli unici due modi da cui puoi uscire da questa situazione tremenda:
1. Ti fai come un animale, rivendicando il tuo diritto di avere sneakers pulite nonostante tutti le portino sporche ( e poi fatti un giro su The Preppy Journal, stronza! E vedi quali so le tendenze del momento…). In questo caso, sarai additato o come “Fighetto”, o come “Scassacazzi permaloso che non sa stare allo scherzo”, precludendoti tutta una serie di rapporti e amicizie negli ambienti finto-sciatto-anarchico-abbassoilsistema-cheguevara-cinemaneorealistarusso-
kefiaecane-ecchippiunehappiunemettoide.
2. Fai finta di niente, ti mostri rilassato e cool, fai quello che in fondo non ci tiene, ma stai a stento trattenendo un attacco di panico…quel candore oltraggiato te lo ricorderai per tutta la vita, e anche se corri in bagno in preda a una crisi convulsiva a pulirle, nulla sara’ piu’ come prima…certo, hai salvato la faccia, ma a che prezzo? Hai un ulcera perforata, senza contare che da ora in poi tutto il mondo si sentira’ autorizzato a pestarti le scarpe nuove…
Come fai fai, sbagli…
Vorrei oggi inaugurare una nuova sezione di questo mio blog, dedicandola a una delle piu’ grosse tragedie con cui gli uomini di ogni epoca hanno dovuto imparare a misurarsi: La situazione da cui non puoi uscire indenne, in nessun caso e nonostante ogni disperato tentativo.Come definire i limiti entro i quali una situazione puo’ essere definita come sopra descritto? Lo decideremo insieme, cari amici, ed e’ per questo che vi invito caldamente a partecipare al forum discussivo, segnalandomi esperienze, opinioni, situazioni immaginarie o quant’altro possa giovare alla sistematizzazione di questo tanto scottante ma poco esplorato argomento; la forma la deciderete voi…un commento, una descrizione accurata della vostra esperienza (reale o immaginaria) e tutto quello che sta in mezzo a questi due estremi saranno ben accetti e pubblicati. Per adesso, comincio io.
PS. Ringrazio Fluffy Brother per la collaborazione nella creazione concettuale di questa nuova rubrica nonche' per l'aiuto prezioso nella elaborazione del concetto esposto nel post successivo, inaugurale della rubrica stessa.

Recentemente mi sono imbattuto in alcuni autori che fanno parte di quel filone Americano Yuppie-positivista che conobbe grossa fioritura all’ incirca nella meta’ degli anni ottanta e che ha dato vita a tutta una serie di pubblicazioni incentrate sul tentativo di sistematizzare le tecniche piu’efficaci e rodate per raggiungere il successo, sia esso economico che sociale. Uno degli assiomi comuni e fondamentali di questi scritti e’ che sei tu stesso a determinare il raggiungimento di un obiettivo o, piu’ in generale, il tuo successo, a seconda di come ti poni di fronte agli eventi stessi: lo stato d’animo, il sistema di “credenze” con cui ti convinci di cosa puoi e non puoi fare, la capacita’ di leggere l’insuccesso come qualcosa da cui impari etc etc…
Vi assicuro che vi si trovano concetti interessanti dentro: il problema e’che, a mio parere vanno letti in un ottica un po’ piu’ realistica, che contempli l’imponderabile imprevedibilità degli eventi, che pure esiste (e che questi fanno finta di non vedere…del resto se fossero stati realisti non sarebbero americani…o non lo sono proprio perche’ sono americani? Dilemma…)
E si, perche’ se tu sei un ottimista, una persona energica, positiva, che si da coraggio e da fare, non c’e dubbio che tu riesca a raggiungere dei risultati che, a parita’ di mezzi e di condizioni, non otterresti se assumessi un atteggiamento negativo, ma manco possiamo fare finta di niente e pensare che se mentre cammini ti cade una tegola in testa lo potevi evitare con la forza del tuo Karma…e allora concedetemi di adottare uno schematismo:
se il successo lo rappresentiamo come il 100% di qualcosa, diciamo che con il tuo atteggiamento nei confronti del mondo e degli eventi puoi “ottimizzare” la tua possibilita’ di raggiungimento di un obiettivo fino a un massimo del 90% (e sono ottimista). Resta un 10% di possibilita’ di insuccesso che pure devi contemplare e con cui devi imparare a fare i conti. (Se a questo punto tu che stai leggendo stai pensando la seguente cosa: “Pero’ sei un po’ troppo razionale…dovresti essere piu’ istintivo, il mondo mica funziona a percentuale”, ti pregherei di tenerti questo pensiero per te e di non esternarlo in un commento, altrimenti ti vengo a prendere dentro casa). E allora mettiamo che hai fatto tutto quello che hai letto sul “Manuale del giovane di successo”, e nonostante questo gli eventi ti hanno portato in quel 10% di cui sopra…ovviamente ci sono diversi modi di reagire. C’e chi si deprime, ma questa e’ la reazione meno interessante da osservare. La cosa interessante e’ osservare invece quel sottogruppo di individui che reagiscono, appunto, re-agendo, ossia mettendo in atto dei comportamenti e delle strategie di reazione. In questo sottogruppo, vi sono due categorie molto interessanti da un punto di vista sociologico:
Spesso giudichiamo le persone in base al successo e ai risultati che esse ottengono, trascurando il fatto che ci sono molte vie e percorsi che possono condurre a una stessa meta, e mai come oggi e’ importante come si arriva a una cosa, piuttosto di cosa si raggiunge…viceversa, si puo’ imparare molto di piu’ su qualcuno osservandone le modalita’ di reazione all’ insuccesso, perche’ li non e’ piu’ possibile bleffare...
e niente, questo…
